Che tipo di visitatore da museo sei?

8 tipi di visitatore da museo

e tu quale saresti?

Quanto sono importanti i nostri comportamenti per i musei?

Tantissimo. Perchè un museo è strettamente connesso al suo pubblico. Gli oggetti sono esposti nelle sale, e voi siete gli ospiti d’onore.

Ma quanto ne sappiamo sugli studi che coinvolgono noi visitatori?

In questo articolo scoprirete quale visitatore potreste essere una volta varcata la porta di un museo di ogni tipo o gallerie d’arte. Per conoscere il visitatore che è dentro di voi e che non avete mai saputo di essere.

Gli 8 visitatori tipo

Tratto da personali esperienze, studio, infinite ore di osservazione sui comportamenti dei visitatori e come instancabile visitatrice, ho delineato su studi già esistenti 8 profili tipo di visitatori da museo. Ma prima di incontrarli è necessario dirvi come si è arrivati a queste 8 figure.

Partiamo dal principio che il comportamento del visitatore nei musei è studiato tanto quanto quello di un consumatore. Lo scopo del museo o galleria è di rendere la visita alla sua collezione permanente o temporanea il più possibile esperienziale secondo la missione che l’istituzione si prefigge. Un’impresa non semplice, ma alcuni musei grandi e piccoli, hanno raggiunto dei grandi livelli di Visitor Experience (e si vede!)

Visitare un museo è un’esperienza.

National Gallery, London

Che sia una vista durante una vacanza o per passione nel fine settimana, gli elementi base sono gli stessi. Uno spazio, molte cose da vedere e un tempo per lo più limitato per farlo.

Ma che tipo di visitatori siamo? come reagiamo allo spazio del museo e alle cose esposte? perché ci troviamo al museo? Che aspettative abbiamo? Che sia tutto lasciato al caso? non proprio. Chi siamo e cosa vogliamo dalla visita determina come vediamo le cose,  sebbene c’è sempre spazio alla imprevedibilità.

Se la psicologia comportamentale si combina con la frequentazione dei luoghi di cultura, ne nasce uno strumento utile per le istituzioni come i musei per conoscere a fondo i propri visitatori, e perchè no, conoscere meglio noi stessi al museo. Il terreno è quello mutevole dell’ audience/consumers behaviour (ossia del comportamento del consumatore). Ma il mondo culturale è a se stante. Il consumatore qui è un visitatore esperienziale.

Metropolitan Museum, New York

Se vediamo i musei come luoghi che custodiscono i cambiamenti della cultura del mondo, luogi di memoria ma anche di sperimentazione del nuovo; se li viviamo come luogo di incontro dove si va per esplorare e intrattenersi in molti modi diversi. Allora dobbiamo conoscere anche il nostro ruolo.

Metropolitan Museum, New York

E il visitatore? Un pò di teoria

Sin dal principio della museologia moderna, il visitatore è diventato il centro di interesse a cui rivolgere l’attenzione. Le osservazioni sui visitatori dimostrano che il suo comportamento e l’esperienza è tutt’altro che prevedibile. Nel 2009, John Falk (professionista museale americano) identificò ben 5 categorie di visitatori tipo da museo con determinate caratteristiche che identificavano il pubblico sul modo in cui visitano i musei:

Falk’s visitors categories Sources: Adapted from (Falk, J. 2004)
  1. Il cercatore di esperienze
  2. L’esploratore 
  3. Il facilitatore 
  4. L’appassionato & professionista
  5. Il ri-caricatore

Ben lontano da essere tipologie statiche, queste macro tipologie di Falk furono pensate per essere flessibili e modulabili. Considerando che le nostre attitudini sono estremamente complesse, variabile è anche il modo in cui visitiamo i musei.  (Per approfondire Identity and the Museum Visitor Experience, John H. Falk, 2012)

MOMA, New York

Ma perchè tutto questo? Il museo vuole conoscere a fondo le nostre esperienze per renderle uniche e memorabili. Vuole sapere cosa ci spinge ad entrare, come ci muoviamo nelle sale, come interagiamo e con cosa, che significato diamo a ciò che vediamo e cosa ci attrae (quello sperato?). Il risultato è applicabile sulla proposta di mostre ed eventi e il consequenziale profitto.

Guggenheim, New York City

La parte interessante è che i nostri comportamenti negli spazi museali sono innumerevoli e imprevedibili.

National Gallery, London

E tu, che visitatore sei?

Son passati ormai più di 10 anni e le teorie di Falk hanno continuato ad evolversi. I più grandi musei nazionali, con migliaia di visitatori e una fama che li precede, si rivolgono ad agenzie esterne specializzate, come  The Audience Agency, the Morris Hargraves McIntyre, per citare due famose nel settore, che si occupano di studiare e sviluppare i profili dei visitatori per metterli al servizio delle istituzioni. Come? attraverso sondaggi e ricerche di “mercato” pensate appositamente per il museo e la sua offerta. 

Riflessi al Museu del Louvre

Partendo dal fatto che ogni museo ha una sua identità e un suo target di pubblico determinato dalla propria collezione (e a molti altri fattori come dove si trova nella città); sono riuscita ad individuare delle tipologie di visitatore che hanno caratteristiche comuni mentre visitano un museo di arte piuttosto che uno di scienza naturale. Sebbene le variabili sono innumerevoli e imprevedibili, vediamo delle figure tipo nelle quali possiamo ritrovarci.

I (miei) 8 visitatori tipo

Premetto che le 8 tipologie di visitatori  sono tratte da modelli disegnati appositamente per un museo nazionale londinese, the Science Museum da the Morris Hargraves McIntyre nel 2014, e poi riadattate con la mia personale interpretazione, esperienza e grafica.

Di seguito le linee guida per capire che visitatori siamo e come ottimizzare la nostra visita senza perdere la “bussola”. Iniziamo!

The TeamLab, esposizione permanente al MORI MUseum of Digital Art, Tokyo

Prima di immergerci nei profili tipo, è bene far presente quali variabili sono state considerate in queste categorie. Le ragioni sociali e di intrattenimento, la parte intellettuale dei nostri interessi, il vasto campo delle emozioni, e anche la parte spirituale che ci guida alla scoperta.

Come procedere: Individua il tuo scenario di visita

Quali sono le vostre sfide durante una visita:

Ora che avete visualizzato il vostro scenario tipo, che ovviamente può sempre cambiare e ricambiare, ecco 3 domande che potrebbero aiutarvi a visualizzare la vostra esperienza al museo prima e durante la visita.

Ho lanciato queste domande in un sondaggio sui social per avere risposte da amici,  conoscenti  e chiunque ne venisse in contatto. Le risposte sono state molto interessanti perché hanno ampliato il mio punto di vista da assidua visitatrice dei musei e professionista, rapportandolo  con chi il museo lo vive in modo totalmente diverso.

Risultati del sondaggio:

Qual è la sfida più grande quando visiti un museo? Qui si includono tutte le varie difficoltà che una visita museale comporta. Ci si trova in un posto a volte sconosciuto (prima visita), più o meno grande con tante direzioni da prendere, con altri visitatori (pre-pandemia), e con il tempo che è sempre il nemico numero uno.

VISITARE è sicuramente una sfida non indifferente. Tanti di questi problemi sono determinati dalla natura del museo stesso e la sua complessità. Ma personalmente è la parte più divertente, non ci resta che prendere in mano la mappa del museo per delineare un piano d’attacco-visita oppure seguire il flusso e lasciarci trascinare senza una meta.

A quanto pare “da dove iniziare” la visita è il dilemma di molti. E come darvi torto. Il museo mette a dura prova molti di noi ed è quindi compito dell’istruzione aiutarci in questo. Munirsi di mappa (cartacea o digitale) è sicuramente pratico, ma anche prendersi il tempo di capire cosa offre il museo è consigliabile. 

Orientarsi è un altro problema per i grandi musei. I percorsi museali non sono sempre lineari e logici. Gli edifici dei musei possono essere dei veri labirinti di sale e corridoi concatenati. Qualcosa sfugge sempre prima di trovare la via d’uscita.  Sulle mappe o nelle indicazioni le immagini delle opere più famose ci possono aiutare nell’orientare la visita. Certo, una preparazione pre-visita sarebbe l’ideale, ma è un impegno e a l’imprevedibilità di una visiata ha il suo fascino. Anche qui le pagine web e i social media ufficiali sono diventati molto rilevanti per l’immediatezza dell’informazione. Ma solo voi determinate il vostro percorso personale.  

Cosa vedere?

Un dilemma che è legato alla motivazione della visita.  Ad esempio, se si è al museo del Louvre si cerca sempre la Gioconda di Leonardo da Vinci. Ma cosa c’è d’altro? Una rapida ricerca sul sito web del museo pre-visita aiuterebbe a fare una lista dei pezzi più ricercati,  o anche osservare i banner esposti nell’atrio del museo che permette a colpo d’occhio di individuare gli Highlights –  imperdibili oggetti esposti da non mancare o le mostre in atto. Banale ma utilissimo.

E se proprio non hai idea, chiedi! Nessuno conosce meglio il museo di chi praticamente ci vive dentro. Problema linguistico a parte, per fortuna i musei, come tutti i luoghi turistici, cercano di usare un linguaggio di simboli universali che permette di orientarsi a immagini. Altrimenti fatti guidare dal caso, un passo dopo l’altro.

 NB. Il costo della visita non è stato rilevante nel sondaggio ma è un punto diverso da discutere, perchè qui si parla della visita una volta varcato l’ingresso.

Andare al Museo: quando? dove e come?

Sono fattori che implicano una pianificazione. In particolare se si va al museo per una mostra o un evento, questo richiede la prenotazione di un biglietto d’ingresso. Altri si affidano ad organizzazioni turistiche, gruppi guidati etc.

Una visita spontanea invece risulta più comune tra chi si trova a vivere in prossimità dei musei, con possibilità di ingressi ad eventi serali (gratuiti come il Regno Unito che offre una selezione di musei Nazionali a ingresso libero – precedente articolo qui). Così  il museo viene vissuto anche come luogo di incontro, uno spazio alternativo, un appuntamento fisso non solo per gli appassionati.

Con chi si sceglie di condividere la visita a un museo cambia l’esperienza.

Chi visita con i familiari e bambini avrà delle esigenze diverse sia di percorsi che di partecipazione emotiva. Chi opta per una visita in compagnia e come motivo di incontro, si potrebbe trovare a discutere idee, storie personali davanti alle opere. E non solo, il museo risulta un luogo prediletto per le visite in solitaria, ad esempio per chi si trasferisce in una nuova città. Se un museo c rispecchia i nostri gusti e passioni, e non ci intimorisce è allora che può diventare un luogo familiare e affezionato. Quindi la visita in un museo o galleria può essere un’esperienza sia sociale che interiore, la scelta sta a noi.

National Gallery, London

Ora direi che siamo pronti per scoprire quale visitatore siamo stati o saremmo nella nostra prossima visita.

Ecco le 8 figure di visitatore tipo elencate con le loro caratteristiche. Scegli quella che ti ispira e prova a vedere se combacia con la tua personalità. Ogni profilo ha 4 parole chiave e 4 simboli che evidenziano le nostre qualità. Nessun profilo è milgiore di un altro, sono tutti equamente vividi visitatori.

PS. A fine articolo troverai un esempio di profilo di visitatore.

Gli 8 visitatori da museum

Gli 8 visitatori tipo

Avido consumatore culturale

Gli appartenenti a questo gruppo hanno una spiccata spontaneità di pensiero perché vedono la cultura come parte essenziale della loro vita, la scintilla che li accende. Andare al museo è perciò una scelta di esperienza indipendente. Amano anche visitare il museo in solitaria o con amici che fanno parte della propria élite culturale.  Ma se in visita con altri, sono entusiasti di condividere i propri interessi. Vogliono soddisfare la loro avidità di informarsi su tutto e in modo acuto si arricchiscono.  Sono attratti dal valore culturale e/o dalla bellezza della collezione. Amano gli eventi sofisticati organizzati al museo di cui si sentono parte integrante. Visitano con frequenza le mostre e vivono il museo come luogo familiare, confortevole e di arricchimento. L’età non è importante se sei avido di cultura lo sei per sempre.

Condivisore di esperienze

I condivisori esplorano il museo con divertimento in un giorno insieme ad amici o famiglia. Per loro condividere l’esperienza è fondamentale. Se visitano un museo è perchè ne sono incuriositi, hanno una forte connessione con il luogo, e gli piace vedere i pezzi di punta della collezione, quadri famosi o grandi oggetti. Sono gli entusiasti in prima fila per qualsiasi attività, che sia travestirsi da dinosauro o  provare simulazioni di volo. Sono socievoli e  ricettivi nel museo, e si divertono con attività da cui imparano qualcosa di nuovo ad ogni visita. Se non sono del tutto giovani fuori, lo sono sicuramente nell’animo e si fanno coinvolgere dal divertimento. Non rischiano molto nelle scelte di visita, se trovano qualcosa che gli piace la rifanno ancora e ancora.

Cauto apprendista

I cauti apprendisti vogliono connettersi con la cultura per arricchire il loro background con ambizione. Inseguono le migliori esperienze in circolazione, e se coincidono con la loro personalità sono i primi a provarle. Si divertono a imparare ma senza uscire dalla loro comfort-zone. Sebbene siano impegnati, gli piace essere coinvolti in valide attività che definiscono il loro quality time. Quindi vanno alla ricerca di musei e attività popolari per una visita appagante ma ben pianificata. Scelgono il museo como luogo di automiglioramento, ma non sono per l’esplorazione del nuovo, preferiscono luoghi conosciuti ed esperienze ben rodate. Molto probabilmente visitano i musei in compagnia, sfruttando al meglio il proprio tempo.

Nostalgico di eredità culturale

Amanti dei musei più tradizionali, apprezzano la storia e la cultura sociale. Inseguono la bellezza degli ambienti, la curata esposizione  degli oggetti. Visitano le mostre dai grandi nomi conosciuti, e si godono appieno l’esperienza senza fretta.  Hanno maturato i propri gusti col tempo e l’apprezzamento . Per lo più si annoverano tra gli adulti, ma non si escludono i più giovani affascinati dalla tradizione. Acculturati di natura, leggono tutte le informazioni senza fretta e in modo approfondito. Sono nostalgici, li guidano le esperienze emozionali. Sono visitatori regolari del museo, in cui hanno ricordi e li condividono con chi li accompagna. Non si avventurano sul nuovo o anticonvenzionale, sanno cosa gli piace e lo perseguono.

All’avanguardia

Sono visitatori scopritori di tendenze, attivi consumatori di trend culturali.  In capo alla fila per eventi interattivi contemporanei, ultime uscite e mostre. Si sforzano anche di acculturarsi con eventi di nicchia. Sanno sempre cosa c’è in circolazione e si assicurano di accaparrarsi per primi i biglietti. Adorano essere immersi in esperienze diverse e sono i primi a sperimentare le novità, mostre ed eventi speciali. Si arricchiscono di sapere, ma l’esperienza attiva  è la parte più importante per loro. Si divertono in autentiche esperienze che possono personalizzare. Visitano con altri principalmente per apprendere e condividere le esperienze uniche anche online. All’ingresso si dirigono diretti alle mostre del momento. 

Ambizioso indaffarato

Questo tipo di visitatore apprezza i musei, sono assorti dei pezzi più accattivanti della visita. Amano le cose semplici e pratiche.Sebbene siano  molto impegnati, si sono divertiti al museo in qualche occasione, e tendono a ripetere l’esperienza quando possibile. Visitano raramente da soli, è più probabile trovarli in visite guidate, preferibilmente nel weekend e con la famiglia per unire l’utile al dilettevole. La priorità sono altre, visitano i musei in un tempo che si sono ritagliati per un’esperienza specifica e investono in qualcosa che completi la giornata. Sono ambiziosi nella visita, che è stata organizzata. Controllano il sito del museo per assicurarsi che ci sia quello che vogliono vedere per ottimizzare. La loro giornata al museo è si uno sforzo, ma completa e appagante.

Specialista appassionato

Gli specialisti sono i più appassionati durante le visite ma sono visitatori rari. Sono decisi quando entrano in un museo. Qualsiasi sia il campo di interesse, sono dei veri specialisti. Sono indipendenti, e si orientano alla perfezione perchè sono nel loro ambiente.  Visitano particolarmente per vedere delle mostre temporanei che aumentano la loro conoscenza e interesse. Si focalizzano sullo scopo di visita, e non sono particolarmente interessati ad altre attività. Esplora il museo cercando informazioni specifiche ma si possono trovare a presentazioni e lezioni organizzati dal museo. La visita al museo li appaga in pieno, che siano turisti o specialisti. Prenotano per essere sicuri di vedere quello che gli interessa, o se locali tornano più volte in visita da soli o con partner appassionati.

Cercatore di intrattenimento

Amano tutto ciò che è popolare e di intrattenimento. La cultura è tra le tante attività del tempo libero che seguono. Ricercano attività di evasione e appagamento immediato. Se devono passare del tempo nel museo, che sia divertente. Inseguono spettacoli, eventi dall’effetto wow, come mostre blockbuster di nomi famosi. Generalmente non visitano i piccoli musei di nicchia e non famosi. Hanno però uno spiccato appetito per le novità di design e vorrebbero abbandonare l’idea tradizionale sui musei noiosi.  Se non stimolati, tendono a  perdere l’entusiasmo durante la visita e sembrano intimoriti dai musei super specializzati. Visitato i musei per svago, generalmente con famiglie e amici più probabile nel weekend. Un giro allo shop del museo non manca mai per un souvenir.

Vediamo un esempio di visitatore che include due categorie, per renderci conto di come siamo possiamo errese sfaccettati e di come la nostra esperienza di visita varia a seconda della situazione.

Ecco mio padre e la sua passione per gli Egizi in visita al Museo Egizio di Torino, nel Dicembre 2019.

Museo Egizio di Torino

Mio padre è appassionato di storia dell’antico Egitto. Ha sempre letto molto a riguardo. Mi ha passato la sua passione per l’antico regno dei Faraoni e una delle prime visite museali che ricordo è proprio al Museo Egizio di Torino. Siamo tornati insieme più di 20 anni dopo. Ecco che tipo di visitatore è mio padre, Mr. D.

Ma sa come divertirsi al museo…

Mr D. ha quindi le caratteristiche di due tipi di visitatore, perchè ama la tradizione e approfondisce ma senza farsi mancare il divertimento.

Risultato: é un nostalgico culturale in cerca di intrattenimento

Ed è proprio questo il bello di noi visitatori, la nostra imprevedibilità guidati all’interno dei musei dai nostri stessi interessi, o anche solo per totale evasione.

Nella speranza che questa mia guida possa esservi di aiuto per capire al meglio che visitatori siete. Una volta tornati nei musei, siate voi stessi. Non fatevi intimorire dai musei, dalla vasta conoscenza che contengono o dall’illegibilità di certe forme di arte. Ricordatevi che sono li per voi.

“E’ l’essere umano, nella sua essenza ontologica, a essere irrimediabilmente complicato e proprio per questo motivo così curiosamente creativo e degno di nota.”

Philippe Daverio storico e critico d’arte

A presto nei musei del mondo…

Silvia

L’enigma della Gioconda. Tra mito, arte e neuroscienza. Art Break #1

[Do you want to read this article in English? click here]

Sono passati 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci (2 Maggio 1519), ma ci si interroga ancora sul mito del fascino della Gioconda.

Molte le risposte, una in particolare dalla neoroscienze svela l’enigma dietro il sorriso della Mona Lisa.

La fama: Non è una coincidenza che più’ del 85% delle persone nomina La Gioconda tra i quadri più famosi al mondo? L’identità’ misteriosa, il sorriso enigmatico, lo sguardo penetrante sono solo alcuni elementi di un fascino senza tempo. Il ritratto della Mona Lisa continua a  generare un insieme ridondante di studi, pubblicazioni, curiosità’ di quella che più di un dipinto è da tempo una vera icona della cultura popolare (Copertina della rivista Epoca, 1957).

L’incontro con la Gioconda al Musée’ du Louvre e’ pura esperienza. L’immensità del palazzo, le piramidi di vetro di Ieoh Ming Pei ti accolgono nel cuore pulsante del museo, la grand entrance. Da lì 5 mila visitatori l’anno (era pre covid-19) si smistano nelle tre ali del museo, consapevoli o ignari di dove stanno andando. Ma solo una cosa è sicura a tutti, non usciranno dal museo prima di aver visto la Gioconda. Il quadro è divenuto il simbolo stesso del museo parigino, universalmente conosciuto e riprodotto. Lei, la Mona Lisa, e’ famosa e il suo nome e’ leggenda. 

La Gioconda, ritratto su tavola della moglie di un Fiorentino, realizzato da Leonardo di ser Piero Da Vinci tra il 1503 e il 1519, conservata nella Salle de la Joconde 711.

Pare che una visita al museo più’ famoso al mondo non abbia valore senza una sosta di pochi secondi per vedere la celeberrima dama di Leonardo.  Se ci siete stati, vi sarete messi in coda nella sala al primo piano. Mantenuti a debita distanza dalla sicurezza per vederla dietro uno spesso vetro. Eppure anche in questa calca siamo lì per pochi istanti ad ammirare consapevoli (o forse no) il ritratto di una giovane vissuta 500 anni fa a Firenze.  Ammirazione e frenesia, nel breve tempo dello scatto di  una foto dell’evento (forse unico) di essere lì.  In una visita serale al Louvre potreste avere la fortuna di vederla serenamente e potreste avere anche il tempo di testare il famoso sguardo che vi segue ovunque. Leonardo calcolò perfettamente ogni effetto di meraviglia. Lo sguardo penetrante della Mona Lisa cattura fin da lontano il nostro, con un perfetto eye-shadow da fare invidia a ogni makeup artists.  Eppure quello che notoriamente sorprende molti sono le  dimensioni ridotte del ritratto rispetto all’enorme fama. Ecco da svelare il primo mito non mito.

Museo del Louvre, sala della Gioconda. Primo Piano. Novembre 2019

Perchè così grande ma così piccola?

Il ritratto è effettivamente di poco più piccolo del vero (solo 77×53 cm.), un mezzo busto di donna in primo piano con un paesaggio collinare retrostante. Leonardo lo ha pensato per una visione ravvicinata. Un ritratto privato, intimo e di contemplazione profonda. Le dimensioni sono simili al vero, pertanto pochi secondi non bastano per coglierne i dettagli più’ profondi, condensati sulla tela dal genio indiscusso del Rinascimento.

Ma torniamo al quesito.  Perché questa tela attrae più di 5 milioni di visitatori all’anno?  E chi è la Monna Lisa? Sicuramente nei secoli il mistero dietro al volto della Gioconda si è stratificato. La critica d’arte si è espressa copiosamente per trovare a chi appartenga quel volto. Già il famoso biografo contemporaneo di Leonardo, Giorgio Vasari, l’aveva identificata con Lisa Gherardini, moglie di un mercante di sete fiorentino Francesco del Giocondo (e da lì La Gioconda). Recenti dati d’archivio hanno permesso di tracciare il profilo della donna e le vicende dietro il ritratto. Ciononostante, chi sia o chi non sia è imprescindibile dal suo eterno fascino. 

Fatti rilevanti per la sua fama:

  1. Infinita devozione di Leonardo stesso: Leonardo lavorò al ritratto dal 1503 circa per quattro anni, a più’ riprese fino a che decise di non separarsene  per i restanti dieci anni della sua vita (1519). La Mona Lisa lo seguiì da Firenze a Roma, da Roma a Milano, e poi alla corte del re di Francia, Francesco I, e lì  rimase (Napoleone Bonaparte non ha colpa).
  1. Ammirazione e copie: Incredibilmente la Gioconda suscitò’ una vasta notorietà’ fin dal diciassettesimo secolo tra Italia, Francia e Inghilterra come testimoniato da numerose copie pittoriche di alta qualità, da ferventi testimonianze e false attribuzioni. Fu poi messa in ombra dalla critica d’arte per circa un secolo, ma mai dimenticata del tutto. 
Il furto della Gioconda su La Domnica del Corriere 1911.
  1. Il furto della Gioconda: il celeberrimo atto del 1911, per opera del patriottico Vincenzo Peruggia che la riportò’ in patria, giocò’ un ruolo fondamentale nel cementare l’attenzione di un pubblico più’ vasto (e non solo di intenditori)  puntando i riflettori di una nascente cultura popolare sul timido sorriso della Mona Lisa.
  1. Valore inestimabile $$$: Nel 1962 il valore stimato di 100 milioni di dollari ($ 800 milioni oggi) la rese l’opera d’arte più’ costosa al mondo, in occasione di un contestato prestito della Gioconda negli USA su richiesta della First Lady Jacqueline Kennedy.
La Gioconda negli USA per Kennedy
  1. Mistero: Nel 1995 una artista di New York, Lillian Schwartz propose una teoria che divenne il soggetto di una cover story della rivista Scientific American. Ossia che la Gioconda non fosse altro che un camuffato autoritratto di Leonardo basandosi su coincidenze fisionomiche con uno dei più’ famosi ritratti di Leonardo anziano, conservato a Torino, alimentando l’inventiva e il mistero. L’ultima teoria risale al 2015 quando un privato ingegnere di luci multispettrali enuncia la presenza di un’altro volto sotto gli strati pittorici superficiali. 

Gli esperti del Museo del Louvre non hanno confermato le teorie, mentre Martin Kemp, massimo studioso di Leonardo a Oxford, riafferma la genesi del singolo ritratto in più stesure e cambiamenti come era d’uso nell’iter pittorico leonardesco.

Emozioni, neuroni specchio e l’esperienza estetica

Per Kemp Leonardo nel ritratto della Mona Lisa ha giocato su uno dei nostri basilari istinti umani: l’irresistibile tendenza a reagire ai segni facciali, ossia la fisiognomica. Ma come può un dipinto su tela veicolare emozioni

Uno degli obiettivi di Leonardo era proprio quello di suscitare un moto emozionale nello spettatore tramite l’arte della finzione pittorica. Sosteneva che chi guarda un ritratto tende a proiettare inconsciamente sé stesso nel personaggio dipinto, tanto da immedesimarsi.  Prima di Leonardo, il teorico  rinascimentale, Leon Battista Alberti, nel suo trattato sulla pittura (1435) sollecitò gli artisti a fare massimo uso di tale effetto. Leonardo stesso nei suoi diari riteneva un’opera un successo solo quando riusciva a suscitare un moto fisico nello spettatore. 

“Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non fia laudabile” (Ms. A, f. 199, 1490-1492 ca.)

Pare che queste idee rinascimentali fossero effettivamente plausibili. Sembrerebbero infatti teorie antesignane delle moderne scoperte neurobiologiche dell’empatia. Ora entrando in punta di piedi nell’ambito scientifico, percorro la teoria di Stefan Klein, fisico e filosofo di Monaco, sull’artista come neuroscienziato.  La neuroscienza studia in diversi campi il sistema nervoso. La ricerca nell’ambito ha permesso di isolare una “classe” o gruppo di cellule della corteccia cerebrale motoria che si attivano mentre osserviamo gli altri in azione, i denominati Neuroni Specchio. Una scoperta eccezionale fatta nel 1992 dal team italiano del CNR di Parma, guidato dal neurofisiologo Giacomo Rizzolatti (vincitore oscar delle neuroscienze).

Neuroni specchio

Il principio in breve è questo: alcune classi di cellule nervose hanno la funzione di controllare la muscolatura del nostro corpo, ad esempio l’impulso per curvare le labbra in un sorriso o in un’espressione di dolore. Altre, i neuroni specchio si attivano esattamente con lo stesso segnale di quelli motorii quando osserviamo altri felici o tristi, come se percepissimo quei sentimenti  in prima persona. In pratica i neuroni specchio riflettono come uno specchio le espressioni altrui,  empatizzando gli input visivi dei movimenti in una nostra espressione. In pratica ci viene da sorridere quando vediamo qualcuno sorridere. Mai capitato?

La scoperta ha permesso di far chiarezza sul complesso meccanismo delle empatia, seguita da un’applicazione multidisciplinare, inclusa l’arte visiva. Nel 2007 il team di Rizzolatti,  pubblico’ una sperimentazione dei neuroni specchio per dimostrare la base biologica dell’esperienza del “bello” nell’arte. (Grandioso!) Un risultato fu che l’osservazione della perfezione dell’arte classica attiva i neuroni specchio delle aree emozionali del cervello, esprimendosi in una stato particolare denominato esperienza estetica. Un progetto attualmente portato avanti dalla dottoressa Cinzia Di Dio e dal suo gruppo di ricerca dell’Università Cattolica di Milano. Il neurobiologo Semir Zeki dell’ University College of London, pioniere della moderna Scienza Visiva, esplorando il cervello degli artisti, nel suo libro Inner Vision (1999) affermò che grandi figure come Leonardo sono anche neurologi, in quanto capaci di comprendere inconsapevolmente le funzioni del cervello visivo. 

Pertanto l’interesse di  Leonardo per il processo di origine delle emozioni e delle relative espressioni facciali, emerse dai suoi studi mezzo millennio prima della moderna neurologia. Grazie a questa intuizione, riuscì a dipingere figure in modo tanto convincente da suscitare un coinvolgimento emotivo dello spettatore senza eguali. 

L’ammirazione di Raffaello

Raffaello Sanzio: La Dama con l’Unicorno (1505); Maddalena Doni (1506); Disegno della Gioconda (1504)

Il primo a meravigliarsi della Mona Lisa fu il giovano Raffaello che probabilmente vide il ritratto   alla bottega di Leonardo a Firenze come rivela un suo disegno datato 1504. Quello schizzo del giovane Raffaello riflette nella posa due sue opere successive: la Dama con l’unicorno e il Ritratto di Maddalena Strozzi-Doni. Probabilmente Raffaello, all’epoca appena ventenne, intuì  l’innovazione Leonardesca della posa di tre-quarti, forse ispirata dall’arte fiamminga in circolazione su disegni e opere alla corte di Mantova. Sebbene l’indiscutibile talento pittorico di Raffaello, il ritratto della Dama con l’unicorno non ha mai raggiunto la fama della Mona Lisa, mancando di suscitare ammirazione nei posteri. Raffaello ritrasse la donna come la vedeva, idealizzando la bellezza ma senza andare oltre cio che è immediatamente visibile. La sua comprensione artistica della giovane finisce al livello del puro ritratto. Quello che c’era oltre l’immagine e nella mente dell’osservatore, era di poco interesse per Raffaello. Pertanto nel ritratto vediamo solo quello che l’artista voleva mostrarci, un volto bello ma senza vita. Leonardo riusciva invece a penetrare la superficie dell opera. La Mona Lisa “vive”- riporta Martin Kemp, – “lei reagisce a noi, e noi non possiamo fare altro che rispondere”. 

Il volto imperfetto della Lisa

Ciononostante, la Gioconda non è’ perfetta, ma la sua fisiognomica ci rivela molto di quello che è stato attentamente celato. Notiamo che il volto è effettivamente asimmetrico. Per esempio, l’angolo sinistro della bocca è più’ alto e l’ombra dell’occhio sinistro è più accentuata. 

Ogni lato rappresenta uno stato diverso, uno più’ serioso e l’altro sorridente. La scienza moderna riporta che l’asimmetria facciale è dettata dal cervello diviso in due emisferi che controllano le due parti del corpo speculari. La parte sinistra del cervello controlla i muscoli della parte destra della faccia e vice versa. Dato che l’emisfero destro è più direttamente responsabile del processo delle emozioni, i sentimenti sono espressi in modo più marcato sul lato sinistro del volto.

La cosa straordinaria è che Leonardo dedusse questa particolare fisionomia delle espressioni grazie alle sue osservazioni metodiche. Studi che poi applico’ per rendere il volto della Mona Lisa imperscrutabile, esagerando la differenza naturale delle due parti del volto e quindi creando un volto estremamente enigmatico se non iperrealistico.  Dato che l’asimmetria si accentua quando si vogliono mascherare delle sensazioni, cosa vuoleva celare Lisa Gheraldini? Sembra che Leonardo fece il possibile per mascherare il mistero.  Non ci sono segni marcati sul volto, la transizione di colore tra le varie parti tra luce e ombra sono perfettamente equilibrate. L’effetto detto sfumato leonardesco è una tecnica sviluppata nel primo rinascimento, dove stratificazioni di colore traslucido e opaco creano l’illusione che lo sguardo della Mona Lisa si muova con noi (ecco il mito). Il nostro sguardo scivola sul colore senza potersi aggrappare in nessun punto di luce o di segno. Leonardo sapeva come un leggero cambiamento di ombre potesse modificare un’intera espressione. Lo vediamo nell’ angolo della bocca, alzato da un lato e più basso dall’altro, un velo di tristezza come se Lisa Gherardini avesse passato settimane a nascondere un devastante segreto. L’enigma rimane, ma se i nostri neuroni specchio entrassero in azione nella sala del Louvre, saremmo probabilmente travolti da emozioni antiche di secoli.

Indubbiamente le intuizioni di Leonardo si fondavano su di una sua particolare  abilità di manipolare le percezioni.

Studio sull’ottica di Leonardo, Ms. D, fol. 3v-4r. Paris, Istitute de France. Dalla Mostra Leonardo da Vinci, Louvre Novembre 2019

L’osservazione diretta era il fulcro della sua conoscenza, seppur consapevole dei limiti della percezione umana. Non dava nulla per scontato, come se vedesse le cose sempre per la prima volta, lo affascinava il mutamento continuo della natura. Leonardo sperimentò l’uso di strumentazioni ottiche fin dall’inizio della sua formazione.  Scoperte che inglobò con maestria nella pittura. Ancora una volta aveva centrato una spiegazione biologica dell’acutezza visiva.

L’ultimo inganno tra spazio e la luce

Nel ritratto della Mona Lisa il risultato è di enorme profondità visiva. La figura emerge quasi incorporea dallo sfondo, sospesa  nel paesaggio lontano. La luce che colpisce la Mona Lisa è invece ferma sul volto, e gioca con le dita della mano in primo piano. Ma degli elementi pittorici e costruttivi celano un vero inganno visivo progettato da Leonardo. 

La donna è seduta in una loggia, si noti il dettaglio accennato dalla base di colonne negli angoli del quadro. La dama dovrebbe essere in controluce. Invece è illuminata di fronte dal margine alto sinistro del quadro.

Leonardo in questo ritratto usò  la legge dell’ottica in un modo tanto perfetto da correggere la luce in un’illusione impercettibile. Questo non ci disturba. Noi semplicemente accettiamo che la donna sembri più reale della realtà stessa.  Leonardo dipinse il quadro non per essere realista ma creando una nuova realtà virtuale. Non inventò la prospettiva, ma fu il primo a capire le ragioni di questi fenomeni e applicarli nelle sue opere in un impareggiabile virtuosismo. La Mona Lisa rientra quindi in un momento di massima sperimentazione sull’ottica e di come l’incidenza della luce altera la visibilità delle cose. Quando iniziò il ritratto nel 1503, Leonardo aveva 51 anni, all’apice dei suoi studi  come eredità del suo vissuto.

L’effetto eccezionale creato da Leonardo viene dalla consapevolezza che l’opera non è ultimata sulla tela ma nel occhio dell’osservatore stesso. 

L’enigma della Gioconda…è Leonardo, il visionario, lo scienzato-artista, che scavò a fondo, interrogandosi su come un’immagine prenda forma nel occhio e quali sentimenti suscita in chi guarda. Direi che forse ci è riuscito a rendere viva un’emozione di 500 anni.

Museo del Louvre, io e la piramide di Pei

Quello che è certo è che nella mia prossima visita al Louvre passerò più tempo possibile ad osservarla, e magari chissà i miei neuroni specchio si attiveranno per farmi sentire come la Mona Lisa. Osservata da milioni di visitatori, dietro ad un vetro in una stanza al primo piano del Musée’ du Louvre.

Fin.